Dellamorte Dellamore


Trama: Francesco Dellamorte è il guardiano di un cimitero. Un cimitero da cui risorgono i mor… no, aspetta: Francesco Dellamorte è il guardiano di un cimitero. Ma dietro la sua insospettabile facciata, si nasconde un serial kill… no, ancora non ci siamo: Francesco Dellamorte è coinvolto in una storia d’amore. Ma lui è tragicamente impotente. No, peggio: non ce l’ha proprio. Ma… poi non c’è una scena in cui va a prostitute? E non c’era una scena di stupro all’inizio? Ma di cosa parla questo libro? Perché a tratti tenta di prendersi un tocco di spessore, per poi annientarlo tutto nella volgarità più vigliacca? E perché per metà è scritto come se fosse una sceneggiatura di un film, con tanto di descrizione delle inquadrature, e metà è pura narrazione, come se l’autore si fosse dimenticato cosa stava scrivendo?  Continua dopo il salto.


Appena ho smesso di farmi domande, questo libro ha incominciato a piacermi. Ed è proprio questo il segreto: nessun ragionamento. Quando si spegne il motorino della mente, e il ronzio si fa sempre più inudibile, Dellamore Dellamorte incomincia a somigliare ad un romanzo. Questo libro è ciò che di più lontano esiste da un saggio esistenziale, anzi, mi viene più facile accomunarlo a un cestino dell’umido. Un cestino placcato d’oro, con qualche tocco kitch di frufru fucsia. Nelle recensioni che ho letto, l’ho sentito descrivere come ‘libro horror’ o come ‘commedia noir’. Ma non c’azzeccano per nulla. Questo libro appartiene al genere trash, ovvero la celebrazione della leggerezza, mai banale, ma sempre ostentata. È un libro pieno di cavolate, scritto per chi le cavolate le divora. L’ho cercato a lungo su internet, finché non ho beccato un’occasione su e-bay. Neanche a dirlo, in libreria non lo vendono più. Nemmeno lo ristampano, in realtà.

Chissà perché.

Curiosità:
- Da questo libro hanno tratto un film con Rupert Everett e Anna Falchi. No, aspetta, lo voglio riscrivere con più enfasi: Rupert Everett e ANNA FALCHI. Quella bau bau che ‘recita’ così: