The Walking Dead: dal fumetto alla serie tv


 Il fumetto 'The Walking Dead' è un successo mondiale. Uscito in America in forma di albi di poche pagine (pubblicazione ancora in corso), è stato poi ripreso in numerose raccolte sempre più simili a mattoni. Perché è giusto che, finché la gente compra, l’editore ripubblichi.

Appena l’ho visto in edicola, essendo un fan della serie tv, l’ho comprato. L’ho portato a casa. L’ho letto. L’ho chiuso. E ora si ritrova nel mio armadio, e da lì non uscirà finchè non troverò un compratore su e-bay.


So che molta gente adora questo fumetto, ma io non riesco proprio a digerirlo. La ragione è una e semplice: presenta una vagonata di personaggi senza il minimo spessore che muoiono e vengono sostituiti da altrettanti omini stereotipati. Leggendo, non riuscivo a ricordarmi nemmeno chi fossero, e in realtà non m’importava nulla di nessuno di loro.

'Mamma, papà: voglio presentarvi
una persona.'
La serie tv è diversa: si prende i suoi tempi. Forse un po’ troppo, perchè alcuni episodi paiono minestrina di acqua e dado, ma almeno tenta di correggere un problema del fumetto. Il vero disastro qui sono sempre i personaggi: se sulla carta sono anonime figurine, sullo schermo sono odiosi idioti. Sembrerà incredibile, ma io ho sempre tifato per gli zombie. Che prima o poi, in ogni caso, vincono.

Con la terza stagione, le cose cambiano: non sembra più un continuo passaggio di mattarello sulla pasta, ora anche le pause paiono avere un senso. I personaggi nuovi sono interessanti, quelli vecchi muoiono (dio-grazie!). Che sia una rinascita? No: avvicinandosi al finale di stagione, è tornata la solita melassa.
'Scusa, ho qualcosa fra i denti?'

Merita un’altra occasione? Non lo so, ma se le cose non cambiano radicalmente, farò ciao ciao agli zombie.

Tanto ora c’è Hannibal.