ADVENTURE: Da Budapest, con Amore!

"Una volta ho mangiato un elefante con il naso. O forse era un panino con la bocca, non ricordo." Il vero uomo

Scesi dalla corriera, Budapest si aprì a noi nella sua forma più festosa e sgargiante: fuori, un mondo grigio e ostile, nessun riferimento, un mare di nebbia piovosa. Dentro, una stazione grande e sporca, infestata da spettrali ombre umane. Intontiti dal viaggio, cambiammo moneta e prendemmo la metro. I treni erano cigolanti e lerci, le stazioni anonime.

Il lusso viennese pareva lontano anni luce. Più avanti mi sarebbe venuta in mente la parola ‘autenticità’, ma, in quel momento, riuscivo a pensare solo ‘cacca’.

Pendolari Hitchcockiani ci fissavano con occhi vuoti, maschere grottesche avvolte nei loro impermeabili. Scesi in centro, la situazione cambiò radicalmente. 

Qualunque fosse il buco in cui eravamo precipitati, non rappresentava minimamente la città: Budapest (pronunciato ‘Budapescht”) si presentò come una grossa matrona compiacente, lieta di aprirci strada alle sue consumate ma esperte attenzioni. I primi giorni e le esplorazioni sono impresse nella mia mente virate da un filtro a tinte seppia. Di sottofondo, una di quelle musichette già pronte di iMovie.


Un evento memorabile fu la visita dei mercati coperti. Giravamo fra le bancarelle alla ricerca di oggetti strani da comprare come souvenir, e, quasi subito, la nostra attenzione si rivolse a dei strani cappelli.

Quello con il prezzo più abbordabile era un colbacco dotato di stemma comunista. Il venditore, con un sorriso, mi assicurò che potevo indossarlo, almeno sulla strada principale, senza che qualche destrone me le desse di santa ragione. Soddisfatti dell’acquisto, era giunto il momento di desinare e opzionammo per un chiosco di panini.

La fila era lunga, e c’era d’aver pazienza. Mentre io mi occupavo delle birre, Fabio e Mavi ordinavano il cibo. Terminata la mia mansione, scoprii che, in mancanza di indicazioni, avevano scelto per me un panino con un po’ di tutto.

Bistecche, insalata, ketchup… patate al forno, pomodori, cipolla… cetrioli, maionese, senape… e un’orecchia di elefante di pane per reggere il tutto. Un paninazzo colossale, degno di un imperatore. E pagato poco. Fiutata la sfida, mi rimboccai le maniche e iniziai il pasto.

"Non ho mai visto
niente di più grosso!"

Non so dire quanto durò, ma non mi arresi finché l’ultimo boccone non fu trangugiato. Smisi di essere mosso dalla fame dopo tre o quattro morsi, il resto fu inerzia. Una lunga inerzia bagnata da sorsi di birra scura e allucinazioni sensoriali.

Vagai per valli e monti, in prenda ad un coma colitico per circa un’ora. Anche in questo viaggio interiore, Fabio e Mavi mi erano accanto. Vidi il viennese cocainomane (o raffredato) e gli offrii un fazzoletto, mentre i cinesi ‘fottele-fottele’ ci versavano un grappino in bicchieri d’oro. Riposai per qualche minuto al numero 17 di Holohengasse, coperto da enormi croste con qualche pezzo lenzuolo in mezzo.

A svegliarmi fu la tipa minacciosa col moroso al guinzaglio, che accucciato faceva la cacca. Lei aveva la faccia da pitbull, ‘logico’ pensai, ‘un cane tiene a guinzaglio un cane’. Dietro di loro la bambina indemoniata eruttò fiamme laviche, e io la salutai con un verso a tema. Salutai il Leopold Museum che è chiuso il martedì (ma questa era preveggenza), e poi ritornai alla realtà.

Al risveglio, vidi un tipo magrolino prendere lo stesso panino, dare un paio di morsi e buttarlo via. Ah, femminuccia.



Regole dell’ADVENTURE:

9 Esistono molti posti, segnalati nelle guide o su internet, dove vendono cibo abbondante ed economico. Cercarli ed usufruirne non è affatto una cattiva idea;

Budapest: settembre 2011

Dal taccuino di Ciuffo

10/09/11: Budapest

Visita hai mercati coperti. Preso colbacco comunista (=circa13€), panino gigantesco (=circa€4,50) e mezzo litro di birra scura. Un'ora di coma. Ci siamo tenuti i bicchieri.



Le foto di questo articolo sono di Fabio.