ADVENTURE: Il canto dei cigni

"Il vero uomo non dorme mai. Al massimo gli si addormenta un piede." Il vero uomo

Osservai il buio corridoio, fermo sull'entrata. Era chiaramente un grosso azzardo. Dietro qualunque angolo poteva nascondersi un’ombra. Ignari, l’avremmo superata; lei ci avrebbe colto di sorpresa, colpiti, derubati, spogliati e fatto il solletico. Feci un veloce ripasso della situazione:

Appena usciti dalla metropolitana di Budapest, io, Fabio e Mavi, eravamo stati avvicinati da una signora. Era giovane, aveva l’aspetto rassicurante e affabile, ci offriva un posto dove dormire ad un prezzo modico. Pareva chiaramente un raggiro, ma la storia della donna era convincente. Dopo una rapida consultazione, decidemmo di seguirla. Il nostro piano, se le cose avessero preso una brutta piega, era stenderla e darci alla fuga.


Ci condusse fra le vie della città, lei in bici e noi a piedi, rallentati dai bagagli. Si fermò di fronte a un portone in ferro battuto, il cui vetro scurito lasciava intravvedere un corridoio.

Tirò fuori la chiave e aprì la porta. Anche se annebbiati da un viaggio spossante, qualche pensiero lucido riusciva a superare la cortina di rimbambimento. Era chiaro e lampante: quello era l’antro della bestia. Una volta entrati, non si tornava indietro.

E, un po’ per il gusto della scommessa, un po’ per inerzia, appoggiammo il primo piede sullo scalino, poi un altro, poi un altro, ed eravamo entrati. Il corridoio che avevo sbirciato attraverso il vetro conduceva ad un ampia sala, quasi una piazzetta. Alzando gli occhi al soffitto, rimasi sorpreso: il soffitto non c’era.

Questo spiazzo era compreso fra alti muri adornati da terrazzini, e fungeva da giardino interno. Sopra di tutto, il cielo grigio di Budapest. I nostri passi rimbombavano, anzi: il rumore rimbalzava di parete in parete trasmettendo un’eco celestiale. Pareva il palcoscenico per un’opera.

Un’idea ci solleticò il sottomento. Ma non è ancora il momento di raccontarla.

Dopo aver macinato alcune rampe di scale, ci mostrò un monolocale. “Solo per questa sera”, promise. “Domani si libera l’appartamento a fianco.” Ci consegnò un biglietto da visita con le sue generalità.

La donnina si chiamava Ildiko. La pagammo, e il prezzo era talmente infimo da risultare imbarazzante. E ancora non conoscevamo le condizioni dell’appartamento a fianco.

"Ehi, Ciuffo! Sono qui!"
Quella sera la passammo tranquilli. Fabio si era portato dietro dei sonniferi da bancone, per prevenire l’insonnia. Decisi di prenderne uno e provare a resistere al sonno.

Di ciò che accadde poi, ricordo poco. Il giorno seguente Fabio e Mavi mi raccontarono di come avessero tentato di tenermi sveglio con attività logiche (“Ehi, Ciuffo! Dov’è la pantera?” “Q-quale p-pantera?”), e di come la mia soglia di pudore si fosse notevolmente abbassata.


Dopo essermi abbandonato ad un lungo brontolio di bocca, convenni che il limite della decenza era già stato oltrepassato (“Beh, a questo punto…”), e completai il quadretto con una deflagrazione posteriore.


Il giorno dopo, come da premesse, cambiò il luogo del riposo. E la nuova locazione era semplicemente descrivibile come ‘la figata’. Sempre monolocale, ma ben più ampio, completo di spazio cucina, vasca da bagno, lavatrice ed accessori. Come dicevo, ‘la figata’. Tutto per la stessa improponibile cifra.

"Oh no! E ora che me faccio
di tutto questo spazio?"

Lasciati soli, caricammo subito una lavatrice con una maglietta e un paio di calzini. Io guardai il bagno e mi commossi. Il pomeriggio uscimmo a vedere la città. 

Ammirammo, esplorammo e tanto altri ‘ammo’, ma poi tornammo a casa, perché l’idea avuta nello spiazzo doveva essere messa in pratica. Quando le tenebre gettarono una secchiata di carbone sulla città, uscimmo in terrazza.


La vista era vertiginosa: la prospettiva disegnava linee incidenti, che si infrangevano sullo spiazzo. L’altezza era notevole, ma non era quello che interessava noi. Eravamo più incuriositi dall’eco. Accucciatici a terra, prendemmo un buona boccata d’aria, e, con la voce più lirica concessaci, intonammo:


La donna è mobile
Qual piuma al vento,
Muta d'accento e di pensiero.



Regole dell’ADVENTURE:


10 A volte capitano delle occasioni incredibili. E' una questione di fiuto&culo. Mal che vada, basta tenere mente che un'occasione persa è la porta per una nuova occasione.

Budapest: settembre 2011

Dal taccuino di Ciuffo

09/09/11: l'appartamento di Budapest

Il nuovo appartamento è una figata ed è ultra economico. Ho provato i sonniferi di Fabio, blackout. La sera siamo usciti a cantare.




Le foto in questo articolo sono di Fabio.



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