"Se ASKI, ti do un voto!": il making off


Inventare domande per ask.fm è una procedura alquanto complicata: il bilancio fra scherzo e punzecchiatura deve rimanere pareggiato, senza scadere mai nell'offesa gratuita.

Ma, all'interno di un’offesa, quale delle parti è la vera responsabile?

A mio parere, l’offeso. Non fraintendermi: offendere di proposito è un atto spregevole e meschino, e chi lo perpetua per i propri scopi è un vile.

Proviamolo.

Anna è una ragazzina del sud. Dal suo profilo di Facebook, posso vedere che è carina ma timida. È il soggetto ideale. L’origine della sua insicurezza traspare nelle tante foto sovraesposte: si vergogna del suo naso, e lo nasconde aumentando la luminosità. Ho un’obiettivo.


“Oggi trovare parcheggio è sempre più difficile. Avevo pensato alla tua faccia, ma vedo che c’è già un camion.”

Aggiungiamoci anche
un "senza offesa".

Probabilmente mi beccherò un ‘vaffanculo’, ma avrò la certezza che, la prossima volta che si guarderà allo specchio, Anna vedrà proprio un camion.

Ora, evitando discorsi soggettivi sulla moralità, che cosa ci ho guadagnato dalla sua denigrazione? Mi sono in qualche modo innalzato? Ne ho tratto alcun gaudio?
"E non ti parlo mai più..."

Personalmente, no.
E, nonostante sia io ad aver affondato la spada, è Anna la colpevole dell’offesa. Può sembrare un’eresia, ma se lei si guarda allo specchio e vede un nasone, la responsabilità è solo sua, in quanto sua è la percezione.

Certo: la percezione non è come una cane a cui insegnare che non si fa la cacca sul tappeto. Il controllo che l’uomo ha sulla mente è imbarazzantemente piccolo, ma alquanto sufficiente a garantire operazioni basilari.

Anna, dopo aver risposto (oppure ignorato) alla mia offesa come meglio crede, dovrebbe mettere in moto i meccanismi necessari all’auto-conservazione, ed estirpare il seme dell’insicurezza.

Non è facile? Non ho detto che lo sia, ho detto che è necessario.
In ogni caso, non esiste nessuna nasuta Anna del sud, o meglio: ne esisteranno tante. E, se l’offeso è responsabile di se stesso, e l’offensore volontario è un verme, esiste un’arma universale per cancellare la puzza della cattiva azione: chiedere scusa.

"E anche questa volta,
me la cavo con niente."

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