A messa con Ciuffo: Chiesa Presbiteriana

"Ma che è sta roba?" Starai pensando. “Sono nel sito giusto?"


Dipende: se cercavi una classifica sulle sorprendenti prestazioni dell’homo erectus, potresti rimanere deluso. Se invece volevi solo dare una sbirciata alle forsennate peripezie di un giovane ciuffo, tranquillo: sei nel posto giusto. E... no, non sono in preda ad una crisi mistica: continuo a preferire un piatto di spaghetti al cibo per l'anima.

Però sono anche curioso; essendo il mio ciuffo ancora umido di battesimo cattolico, e non avendo nozione di altra dottrina, ho deciso d'impomatarlo e gettarmi nella foresta dei credi australiani.


Guarda questi occhioni:
non puoi dirgli di no.


La sorte ha pescato per me un crocifisso presbiteriano, così, mano nella mano della mia sorellina, mi sono tuffato in acque non cattoliche. La prima impressione è stata la chiesa: un edificio minuto in legno, pitturato di bianco. Dentro, un ambiente spoglio, nessun crocifisso, né immagine sacra o candele. Su qualche fila di panche poggiavano delle copie della bibbia e dei salmi, antiche ma ben conservate.

Nella stanza c'erano una trentina di persone e, su un piano rialzato (corrispondente al nostro pulpito), sedeva il prete, o il pastore, o chessòio. Appena iniziata la messa, ha richiamato l'attenzione della sala su di noi. Trenta facce si sono girate in contemporanea, studiandoci con attenzione.



E avevano fretta di
fare la nostra conoscenza.

Sui loro sorrisi potevo ricalcare gli stereotipi dei credenti da brochure: alcuni genitori giovani, bambini di ogni età, una coppia di anziani belli e affiatati, un asiatico per dare un tocco d'internazionalità.


Ah ah ah, e poi la bambina
divenne un serial killer.

La messa è durata un'ora, un monologo intervallato da letture e alcuni canti familiari. Niente comunione, niente stretta di mano, ma tanta ginnastica: salmi in piedi, predica seduti, letture in piedi.


Ero positivamente colpito dall'esperienza, fino all'arrivo dell'offertorio: a reggere la sacca delle mance c'era una bambina avvolta in un vestitino blu, sette-otto anni, riccioli biondi e sorriso da orfanella.


"E me la da una monetina, signore?"


"NO."
"Ma questo è condizionamento!" ho pensato, mentre allungavo una monetina a quell'angioletto da actors studio. Ad accompagnare la predica, una proiezione in power point che illustrava i peccati capitali e minacciava gli impenitenti.

Una nota positiva alla conclusione, quando il prete ha tirato fuori una cartina e, prima di iniziare la preghiera, ha interrogato i ragazzini sulla locazione dell'Iraq.




"Invece: tu, Ciuffo,
lo sai dove si trova l'Iraq?"
Al termine della celebrazione, il parroco è sceso dal pulpito venendoci incontro. Solo allora ho notato una somiglianza con un giovane Willem Dafoe.
Ci ha proposto le solite domande di routine: "Chi siete?", "Da dove venite?", "Qual è la vostra confessione?", e infine "Vi va un caffè?"


"E vi spiacerebbe mettere un firmetta
sul...ehm,
 libro degli ospiti?"

Abbiamo accettato volentieri (era gratis). Ci ha condotto in una sala adiacente alla chiesa, dove i fedeli si erano radunati per chiacchiere conviviali. Qui ci ha presentato sua moglie, una biondona mozzafiato.

"Noi crediamo nella figura di Cristo" ha iniziato a spiegare. "Non per questo disdegniamo Dio e lo Spirito Santo" ha continuato, facendoci l'occhiolino alla "if-you-know-what-I-mean". Evidentemente sopravalutava la nostra adesione al cattolicesimo.

"Noi, però, vogliamo parlare a tutti dell'estremo sacrificio, compiuto per la purificazione dei peccati dell'umanità".

Grazie per il caffè ma si è fatta una certa, e con sorrisoni e salutoni ce ne andiamo.

Ora un veloce recap:



Chiesa presbiteriana




- Messa chiamata "convivio";
- No comunione;
- Sì letture e canti;
- Sì matrimonio del parroco;

Punto focale: "Il sacrificio di Cristo, compiuto per i nostri peccati".









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