(ITA-ENG) Confessioni di un lavapiatti: 50 sfumature di cacca

Nella precedente puntata: Ciuffo ha finalmente un lavoro, ma non riceve alcuno stipendio. Trovato un lavoro full time, molla il primo lavoro e si allontana verso il tramonto con le mani finalmente piene di quattrini.

Facciamo un passo indietro.

Mentre col primo lavoro mi legavo un nastro alla fronte, fingendomi il Rambo dei lavapiatti, proseguivo la ricerca su strada. Tre giorni di lavoro alla settimana non bastavano per raggiungere l'indipendenza. Ancor di più, se si considera che nel primo lavoro continuavano a non pagarmi. Aiutato dai parenti, trovai il mio secondo lavoro: lavapiatti in una pizzeria.

"E come la vogliamo,
'sta quattro stagioni?"



Quest'ultimo si rivelò molto più rilassante: non ero a carico dell’intera sezione, ma avevo tre colleghi con cui spartire l’onere. L’ora di punta filava liscia, e qui e là potevo cucirmi qualche momento di ozio (cosa impensabile nell'altro). Il mio compito consisteva nel grattare padelle, risciacquarle con la pompa, asciugarle e portarle ai cuochi. Facile e rilassante.

A rendere meno idilliaco il quadretto, erano gli orari: terminato il turno del primo lavoro, prendevo il tram e iniziavo immediatamente il secondo. Collezionavo giornate da dodici - quattordici ore di lavoro. I lunghi turni non mi debilitavano più di tanto, se non per la carenza di sonno e il dovermi trascinare tutto il giorno completamente fradicio. Stringevo i denti, e quando le cose si facevano più dure, pensavo all’agognato stipendio.

"Una piramide, eh?
E quando hanno detto che ci pagano?

Questa volta il piccolo Dante si materializzò mentre mi adoperavo in un curioso lavoro di pulizie finali della cucina. Per un malfunzionamento della lavastoviglie, a fine giornata il pavimento era coperto da due dita d’acqua. E non sto parlando di caraibiche acque cristalline: immaginati piuttosto un Mar Rosso di escrementi e ammoniaca. Perché quello era l’odore.

"Ehi, ragazzi! Guardate che succede
se non mi lavo le ascelle
per una settimana!"

Ti ricordi la vecchia storiella del bambino che cerca di mettere il mare in una pozza usando una conchiglia? Ecco: il mio compito era raccogliere la melma con la paletta, e metterla in un secchio. Ci mettevo un’ora, e finivo per imbrattarmi completamente. Ma non mi lamentavo: era pur sempre un’ora pagata.

“Ehilà! Ci diamo dentro, a quanto vedo.” Mi disse Dante, svolazzando alla mia altezza. Notai che si teneva a larga distanza da quell’acqua mefistofelica.
“E già: voglio mettere qualche soldino da parte, per l’agognata indipendenza.” Risposi sognante.
“Prima di procurarti un secondo lavoro, perché non ti sei mosso per ricevere il primo stipendio?” Continuò.
“Ho capito, non insistere. Alla prossima occasione, parlerò col capo.” (n.d.r.: come ho raccontato nel primo articolo) “Ma se tanto mi da tanto, il mio primo stipendio australiano lo riceverò dal secondo lavoro.”

E così fu.
Dovetti pure insistere, e sopportare l’aria di superiorità del vice-capo che cercava di prendere tempo con discorsi vuoti. Ma alla fine, lasciai il locale con la busta in mano.
Quando l’aprii, l’ovvia sorpresa.


Odio essere banale, ma questa, se pur fantasiosa, è una cronaca degli eventi. Perciò dirò ciò che accadde, scontato che sia.
Mancavano quaranta dollari. Mi ritrovai a notte inoltrata, alla fermata del tram, fradicio e puzzolente, con una nuvoletta di tempesta che mi gorgogliava sopra il capo. Dante sedeva al mio fianco, avvolto nella tunichetta rossa, e non diceva nulla. Non c’era semplicemente nulla da dire.
Ero stanco morto, volevo solo andare a casa a dormire. Il mattino dopo avrei dovuto svegliarmi presto, per il turno del mio primo lavoro.

Ma, in fondo a tanta rabbia, ero felice di poter rivedere le stelle.



CONTINUA


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A seguire, la versione in inglese. Ogni correzione e' ben voluta!


Previously: Ciuffo finally has found a job,  he hasn't received a wage yet. After finding a full-time job, he quit the first one e he walk away in the sundown with his hands finally filled of money.

Let's take a step back, for a moment.

While in the first job I was tying a ribbon to the front, pretending to be the Rambo of the dishwashers, I was continuing the research. Three days of work per week were not enough to achieve the independence desired. Even more, if you consider that the first job wasn't paying me. Helped by relatives, I found my second job: dishwasher in a pizzeria.



"Hey lady,
how do you want your
'quattro stagioni'?"

The second job was more relaxing than the first one: I wasn't in charge of the whole section, but I had three colleagues to share the burden with. The rush-time flowed smoothly, and here and there I could take some breaks (something unthinkable in my first job). My task was to scrape pans, rinse with the pump, dry and bring them to the cooks. Easy peasy lemon squeezy.

To make the picture less rosé, there was the high number of working hours: finished the first shift of work, I had to take the tram and begin the second immediately. I was doing shifts of twelve to fourteen hours per day. In itself it wasn't very dramatic, if not for the lack of sleep and having to go around all day completely soaked. I gritted my teeth, and when the things were tougher, I just thought about the upcoming salary.

"A pyramid, uh?
And how much they'll pay us?

This time the little Dante appeared to me while I was busy doing a curious work in the final cleaning of the kitchen. At the end of the day, for a malfunction of the dishwasher machine, the floor was covered with two inches of water. And I'm not talking about Caribbean waters, but of a Red Sea of excrement and ammonia. Because that was the smell.

"Hey, guys! Check what happen if I don't wash
my armpits for a week!"

Do you remember the old joke about the child who tries to put the sea in a small hole using a shell? Just like him, my task was to collect the slime with a paddle, and put it in a bucket. It took one hour, and I ended up completely soaked. But I wasn't complaining about that: it was still an hour of pay.

"Hey! Working hard, I see." Said Dante, fluttering at my height. I noticed that he was holding in a large distance from that Mephistophelean water.
"I want to put some money aside for the beloved independence." I replied dreamily.
"Before getting a second job, why haven't you asked for your first job pay?” He continued.
"Ok, I got it, don't insist. At the next opportunity, I'll speak with the boss." (Note: as I said in the first article) "But at this point, I think that the first salary I'll receive will be from my second job."

And that was what happend.
Actually I had to insist, and endure the air of superiority of the second boss who was trying to take time with empty talk. But in the end, I left the room with an envelope in my hand.
When I opened it, the obvious surprise arrived.


I hate to be trite, but this is a chronicle of events,  even if imaginative. So I'll tell what happened, even if it's obvious. There were forty dollars less. I found myself late at night, at the tram stop, wet and smelly, with a small cloud of storm that I bubbled over my head. Dante sat by my side, wrapped in red tunic, and said nothing. There was simply nothing to say.
I was dead tired, I just wanted to go home to sleep. The next morning I had to wake up early for the shift of my first job.

But, behind a lot of anger, I was happy to be able to see the stars again.




TO BE CONTINUED...