(ITA-ENG) Confessioni di un lavapiatti: una tazza rosso sangue


Nelle puntate precedenti: dopo un'infruttuosa ricerca su strada, Ciuffo trova lavoro grazie ad un aiutino. Il giorno della firma del contratto, riceve la visita dello spirito di Dante. Egli preannuncia che le sofferenze patite non erano che un anti-pasto, e che il vero viaggio infernale iniziava ora.

Nel mio primo lavoro australiano ero lavapiatti in un bar-ristorante. Lavoravo solo tre giorni a settimana, durante il week-end. Se immagini questa professione come un tiepido viaggio fra bolle e stoviglie cristalline, a me il compito di rovinarti l’infanzia: lavare i piatti nell’ora di punta è come condurre l’armata spartana nella battaglia delle Termopili. La cucina ha bisogno di piatti e padelle, il bar di tazze e bicchieri, e ne hanno bisogno subito. Contemporaneamente.

"AdessoOoOoOoOoOo!"

La lavastoviglie accetta solo un carrello per volta, e la scelta del carico è pura strategia militare. Un errore, e il sistema si intasa: i piatti iniziano ad ammucchiarsi, formando montagne dai picchi aspri. Le posate fuoriescono dai secchi rovesciandosi in un assordante tintinnio, le tazze sporgono dal lavandino come bocche di rane gorgoglianti.


I bicchieri si spaccano i mille frammenti, spargendosi per tutta la cucina. Perché è questo che fanno i bicchieri: si spaccano. Fottuti bicchieri.


"Oh no! Jimmy! Perche l'hai fatto?!"

Nelle ore più affollate, dal bar mi spedivano, per farmi coraggio, delle tazze di cioccolata. Ma io non avevo tempo di prenderne neanche un sorso. Non avevo tempo per grattarmi la punta del naso, o sistemarmi il grembiule. Dio, non avevo tempo nemmeno per pensare.

Passavo le ore a preparare carichi, col bacino premuto sul lavandino per evitare mal di schiena, in uno stato di febbricitante delirio.


E le cameriere continuavano a chiedermi se me la stessi godendo.

"Cosa, la crisi isterica?"
"Non c'è male, grazie."

A pensarci, questo lavoro assomigliava al Tetris: i blocchi continuavano ad arrivare, e io dovevo sistemarli più fitti che potevo. Il primo giorno ero un disastro: sbagliavo i carichi, rimanevo bloccato, perdevo al primo livello.

Ma dopo averci preso la mano, ero diventato un vero PRO: prevedevo le necessità di bar e cucina, azzeccavo i carichi e mantenevo la postazione pulita.

All’ora di chiusura ero stanco morto, come se avessi sfidato un toro armato solo di un cotton-fioc. Peggio ancora: costretto a risciacquare le stoviglie a velocità interstellare, trasformavo la mia postazione nella “Fuga da Atlantide” di Gardaland. Terminavo le giornate bagnato fradicio, con le scarpe che facevano “sciak-sciak” e i pesci nelle mutande.

"Dai, ridi. Ti sfido. Ridi.
Così poi mi asciugo sul tuo portatile."

Però devo ammetterlo: ero soddisfatto. C’era qualcosa di nobile, in quel lavoro folle. Tornavo a casa, mi facevo una doccia calda, e il resto del tempo sembrava finalmente avere significato. Mi sentivo, se non realizzato, sulla strada della realizzazione.

Un tardo pomeriggio, sedevo sul divano con il computer sulle ginocchia. Lavoravo in quel locale ormai da più di due settimane e stavo controllando se mi avessero accreditato la paga sul conto bancario. No, nessun accredito.

Beh, magari c’è bisogno di... sì, un po’ più tempo, sì, perché il sistema funzioni… sì, beh, la burocrazia, il tasso, sì …” pensai.
Fu in quel momento che mi riapparve il piccolo Dante. Stava ancora ridacchiando.
Faresti meglio a farne nota al capo.” Mi disse.
Non vorrei apparire venale.” Risposi. “È il mio primo lavoro, e sembrano tutti persone oneste. Aspetto.”
Fa come vuoi. Ci rivediamo la settimana prossima, quando non ti avrà ancora pagato.” Mi fece, e svanì a mezz’aria dove si trovava.

Figuriamoci” dissi ad alta voce, mentre cercavo ‘cani che parlano’ su YouTube.

Una settimana dopo ero ancora su quel divano. Il piccolo Dante sedeva sulla mia spalla destra, e ridacchiava sommessamente. Non sono sicuro se ridesse di me, o dei video sui cani, fatto sta che ad un certo punto mi domandò:
Migliorato il rana?”
Come, scusa?” Gli feci.
Mi rispose: “Beh, con tutto lo stipendio arretrato che devi aver preso, nuoterai nell’oro.”

"Nuotare nell'oro?
Beh, più o meno."

In realtà non avevo ricevuto il becco di un quattrino.
Ho capito dove vuoi andare a parare. Voglio farti contento: domani andrò dal capo, e gli chiederò spiegazioni.” E con questo, chiusi la conversazione.

Il capo pareva proprio un allenatore di basket e trattava il proprio staff come una squadra: 'ammonimenti', 'frasi di incoraggiamento' e 'pacche sulla schiena' erano i suoi metodi per mantenere oliati gli ingranaggi. Di lui avevo una paura boia, ma ero stufo di sentir ridere quel folletto-Dante, e volevo dimostrargli di cosa ero capace.

Fermato il capo, gli posi la fatidica domanda. A questa rispose con un sorriso colpevole.
Lui sa.” Sussurrò Dante nel mio orecchio. Il capo mi informò che gli mancava un’informazione burocratica per potermi accreditare il compenso, un’informazione che ricordavo di aver già annesso nel contratto. Dissetai la sua curiosità, e mi misi al lavoro di malavoglia.

Una settimana dopo non avevo ancora ricevuto il compenso.
Ma allora le cose erano cambiate: avevo trovato un altro lavoro, questa volta a tempo pieno. Gli orari e le distanze erano inconciliabili, e avevo intenzione di mollare il mio primo lavoro. Informai il capo del mio licenziamento, e al termine del mio turno, ricevetti tutta la paga dovuta, in nero.
Con le mani piene di dollari e le stelline negli occhi, mi incamminai verso la strada della mia rovina.

Fuori dal locale tirava vento, ma con le mani riscaldate dal denaro non provavo alcun freddo: uscì a riveder le stelle.



CONTINUA...






A seguire, la versione in inglese.




Previously: after an ineffective research in the streets, Ciuffo finds a job with a help of a friend. The day of the signing of the contract, Dante's ghost appears to tell him that the pain he suffered was just an appetizer, and the real trip to hell starts now.


As my first Australian job, I was a dishwasher in a bar-restaurant. I was working only three days per week, during the weekends. If you imagine this profession as a lovely journey through bubbles and crystal clear crockery, It's up to me the task of ruining your childhood: washing dishes in the rush hour is like leading the Spartan army in the Battle of Thermopylae. The kitchen needs dishes and pans, the bar cups and glasses, and they need it now. At the same time.


"NOoOoOoW!"

The dishwasher fits a tray at a time, and the choice of what load fit in is pure military strategy. Just one error, and the system stuck: the dishes begin to pile up, forming rugged mountains peaks. The cutlery emerge from the buckets spilling into a deafening rattle, cups protrude from the sink like mouths of gurgling frogs. The glasses break in thousands of fragments, spreading all over the kitchen. Because this is what glasses do: they break. Damn glasses.


"Oh, no! Jimmy!
What have you done?!"

During the busiest hours, the bar used to send cups of hot chocolate to me. But I hadn't enough time to take even one sip. I hadn't time to scratch the tip of my nose, or to settle the apron. God, I hadn't time even to think. I was spending hours preparing loads, with the pelvis down on the sink to avoid back pain, in a mind set of feverish delirium. And the waiters kept asking me if I was enjoying it.


"What, the hysteria?"
"Not bad, thank you."

On second thought, this work was like playing Tetris: the blocks kept coming, and I had to stuck them as thicker as I could. The first day I was a disaster: I kept doing wrong loads, got stuck, I lost the first level. But after practicing, I became a real PRO: I was able to foreseeing the needs of the bar and kitchen, doing the right loads and keeping the station clean.


At closing time I was deadly tired , as if I had challenged a bull armed only with a cotton swab. Worse: forced to rinse crockery at interstellar speed, I used to make my area become Gardaland's "Escape from Atlantis". I used to finish the shifts soaking wet, with shoes all like "sciak - sciak" and fishes in my pants.



"Come on, laugh. I dare you.
Later I'll dry my fur on your laptop." 

But I must admit that: I was satisfied. There was something noble in that work crowds. I came home, I did a hot shower, and the rest of the time seemed to finally have meaning. I felt, if not realized, on the road to achievement.


On second thought, this work was like playing Tetris: the blocks kept coming, and I had to stuck them as thicker as I could. The first day I was a disaster: I kept doing wrong loads, got stuck, I lost the first level. But after practicing, I became a real PRO: I was able to foreseeing the needs of the bar and kitchen, doing the right loads and keeping the station clean.

At closing time I was deadly tired, as if I had challenged a bull armed only with a cotton swab. Worse: forced to rinse crockery at interstellar speed, my work station was always becoming Gardaland "Escape from Atlantis". I used to finish the shifts soaking wet, with my shoes chattering "sciak - sciak" and with fishes in my pants.

But I must admit that: I was satisfied. There was something noble in that crazy job. I used go home, having shower, and the rest of the time seemed to finally have a meanin. I felt, if not achieved, on the way to achievement.

One late afternoon I was sitting on the sofa with the computer on my lap. I was doing that job for more than two weeks, and I was checking if the pay was accredited in my back account. No, no accredit.

"Well, maybe they need to ... yes, have more time, yes, to make the system work... yes, well, the bureaucracy, the rate , yes ...” I thought.

In that moment little Dante reappeared. He was still chuckling.
"You'd better talk to the boss." He said .
"I don't want to seem too greedy." I replied . "It's my first job, and they seem to be honest people. I'll wait."
"Do as you like. I'll see you next week, when you'll still be unpaid.” He told me, and vanished in the air.

"I don't think so," I said to myself while I looking for 'talking-dogs' on YouTube.

A week later I was still on that sofa. The little Dante was sitting on my right shoulder, laughing softly. I'm not sure if he was laughing at me, or at the videos about the dogs, but at some point he asked me :
"How's your frog?"
"I beg your pardon?" I replied.
He said: "Well, with all the arrears salary that you should have taken, You're probably swimming in gold."


"Swimming in gold?
Well, more or less."

Actually I hadn't received any money .
"I see where are you going with this. I want to make you happy: tomorrow I'll speak to the boss, and I'll ask to explain what's happening.” And with that, I closed the conversation.

The boss looked like a basketball coach and his staff were as a team , 'warnings' , 'words of encouragement' and 'pats on the back' were his methods to keep the gears oiled. I was scared the hell of him, but I was tired of hearing the laugh of the goblin-Dante, and I wanted to show him what I was capable of.

I stopped the boss, asked him the fatidic question. In response, I got a guilty smile.
"He knows." Dante whispered in my ear. The boss informed me that he needed a bureaucratic information to be able to accredit my pay, an information that I remembered having already put in the contract. I gave him what he needed, and I went reluctantly to work.

A week later I was still waiting for my pay.

But things had changed: I had found another job, a full-time one. The times and distances were irreconcilable, and I was going to quit my first job. I informed the boss of my quitting, and at the end of my shift, I received all the due pay, cash in hand. With my hands full of dollars and the stars in my eyes, I walked towards the road of my doom.

Outside the local the wind was blowing, but with my hands warmed by the money I felt no cold: I came out to see the stars .





TO BE CONTINUED ...