Bertrando: al collo la croce, in mano la spada

Questo articolo contiene descrizioni che potrebbero impressionare.
È sconsigliata la lettura alle persone sensibili.


Bertrando voleva dire guai.

Questo era apparso chiaro, fin dalla sua elezione a patriarca di Aquileia nel 1334.
Bastava un colpo d'occhio a descriverlo: alto, barba e capelli stile Jesus, sguardo alla Terminator. Un motociclista della Chiesa Cattolica.



A settantotto anni, con un piede nella fossa e uno "in discoteca", Bertrando di San Genesio aveva imposto la pace tra l'Impero Asburgico e la Serenissima e teneva in ginocchio i feudatari friulani.

I suoi avversari complottavano per farlo fuori.

Nessuno poteva immaginare come sarebbe andata a finire.


Il suo corpo è oggi conservato in una teca del Duomo di Udine. Le biografie della sua vita, reperibili ovunque sul web, si concentrano sull'uomo di Chiesa, glissando alcuni aspetti un po' controversi.

Io non mi asterrò.
Ma non giudico: era un'epoca violenta, adatta a persone violente.

"E ricordatevi di togliere la spoletta prima di lanciare.
Andate in pace."

E, il nostro Bertrando, con lo spadone ci sapeva fare: guidò personalmente le truppe alla liberazione di Venzone, Braulins e Cormons (1336) dall'occupazione del Conte di Gorizia.
Sempre in prima fila, nel vigore dei suoi ottant'anni, mentre incitava le truppe di mercenari contro il nemico.


Celebrò la messa di Natale, in quell'anno funesto, con la sua armatura addosso.

Proprio da quella pensata nacquero le tradizionali "funzioni" corazzate che si celebravano a Udine (fino al 1848) e a Gorizia, confluite ora nella "Messa dello Spadone" dell'Epifania a Cividale del Friuli.

Nel 1341, Bertrando assediò Belgrado di Varmo, costringendo i feudatari alla resa. A quel punto, Venezia, Impero Asburgico e le signorie locali furono saldamente in pugno al patriarca.

Sì: Bertrando era un grosso problema.

Quanto mai avrebbe potuto durare? Raggiunta quella veneranda età, era naturale aspettarsi che il prelato avesse miccia corta.

Ma dopo sedici anni di patriarcato, l’ormai novantaduenne Bertrando non dava segni di cedimento in quel braccio di ferro con la nobiltà locale, saldo nella sua carica e sempre a cavallo.

"Se provano a ribellarsi,
scopriranno che questo bastone non mi serve per camminare."

Allora, i feudatari friulani deposero le congetture e si armarono.
All’appello accorsero: Gualtiero Bertoldo IV di Spilimbergo, suo fratello Enrico, i nobili di Villalta, alcuni de' Portis, con l'appoggio segreto di tanti altri signorotti e con la supervisione dei conti di Gorizia.
Gli insorti conquistarono Udine, bloccandone gli approvvigionamenti idrici e prendendo la città per sete. S'impadronirono anche di San Daniele, Fagagna e Buia.

La controffensiva di Bertrando fu brutale.

Quando i nobili rivoltosi afferrarono che una vittoria militare contro il prelato, sarebbe stata improbabile, passarono al piano "B": potare il ramo Bertrando dall'arbusto Friuli.

L'agguato ebbe luogo a San Giorgio della Richinvelda, il 6 giugno 1350.
Bertrando era di ritorno da una spedizione a Sacile con un drappello di 200 uomini. Fu assalito e ucciso dalle truppe di Enrico da Spilimbergo. I nobili del posto motivarono il crimine, con assalti e saccheggi, perpetrati dalle milizie mercenarie del patriarca ai borghi di Vivaro e Basaldella.
Il cadavere fu tradotto alla chetichella fino ad Udine.

Nella strada tra Spilimbergo e Zoppola è tuttora presente una chiesetta in memoria del personaggio.


Ad azione segue sempre una reazione: la vendetta piovve sui nobili friulani, nella maniera più feroce ed imprevedibile. Un bagno di sangue consumato senza fretta, con torture psicologiche e fisiche che susciterebbero invidia nel cuore di Jigsaw.

L'uomo dietro la maschera di Guy Fawks fu Nicola da Lussemburgo che divenne patriarca a soli 28 anni. Era fratellastro dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV.

Fu, appunto, il successore di Bertrando, eletto dal capitolo canonico.
Figlio bastardo del re Giovanni di Boemia, Nicola fu indirizzato alla vita ecclesiastica dove fece subito carriera.
Il suo aspetto corporeo era dissimile da quello del predecessore: un ragazzo piccino, ossuto, dal colorito pallido, dalle dita lunghe e spigolose come zampette di ragno, ma dotato della stessa volontà d'acciaio. Uno psicopatico al potere, come si direbbe oggi e come vedremo in seguito.

Seppur anch’egli fosse portato per le battaglie, più che lottare in prima fila preferiva le retrovie, dove poteva architettare diaboliche macchinazioni. Prevalse in ogni conflitto: né i conti di Gorizia, né l'Austria furono in grado di limitare il suo potere.
Con l'aiuto di questi e di suo fratello Carlo IV, mise in ginocchio Venezia, togliendole l'Istria e la Dalmazia che girò al regno d'Ungheria. Solo nel secolo successivo la repubblica di San Marco rientrò negli antichi possedimenti.

Il vero obiettivo di Nicola non era la guerra, ma la punizione dei traditori. Giocò con i mandatari e i killer del suo predecessore, trattandoli come con topi in trappola.

Dalla sua elezione, al regolamento dei conti, passarono due lunghi anni. Voleva che i bersagli umani si rilassassero e che il timore di una ritorsione si affievolisse nei loro animi.

"Oh, non ti uccido mica. Ti farò molto, molto male." - Suicide Squad

Primo target furono i conti di Gorizia. Un mattino, al canto del gallo, fecero una macabra scoperta nel loro castello: due esecutori materiali del delitto pendevano impiccati dalla torre più alta. Chi ne aveva portato i cadaveri dentro le mura?
Nessuno aveva visto nulla, nessuno sapeva.

Ed era solo la prima minaccia.

Nei giorni successivi, il numero dei morti in Friuli aumentò a dismisura: parecchi udinesi furono squartati, decapitati, avvelenati o eliminati in circostanze misteriose.

“Condotti a Udine davanti al patriarca .....furono prima rasati i capelli e poi, vestiti di bruno, venne tagliata la testa che, infilzata su una lancia da cavaliere, venne portata intorno per la città di Udine e alla fine fu posta sopra la porta attraverso la quale si sale al castello.”
- Chronicon Spilimberghese

Alcuni semplicemente sparirono, perché murati vivi nelle loro stesse case. Furono ritrovati successivamente, a causa delle esalazioni putrescenti che tracimavano dai muri perimetrali degli edifici.

Agli esecutori spettava la peggior sorte:

“Federico de' Portis fu condotto attraverso la terra di Udine sopra un carro, mentre veniva torturato in tutte le membra. Venne poi legato a due cavalli e diviso in quattro parti. La testa fu posta su una lancia al di sopra di una berlina. Ciascuna delle quattro parti venne poi posta sulle quattro porte di Udine ed infine le quattro parti furono sistemate su altrettante forche.”
- Pio Paschini

Immaginando che la scia di cadaveri puntasse verso di loro, i conti di Gorizia cambiarono aria, rifugiandosi a Lienz, in Carinzia. Nicola di Lussemburgo si trasferì allora personalmente nel goriziano, raccogliendo le simpatie dei sudditi e fomentando future rivolte.

L'ultimo episodio di violenza, a chiusura della rappresaglia omicida, fu anche il più teatrale. Oggi è ricordato con il nome de “La beffa della Richinvelda”, un evento che pare uscito da un capitolo del più becero George R. R. Martin.

O da una pagina di un qualsiasi Stephen King.


"Red Wedding? Oh, George, you're so romantic."

La vendetta ricadde su un nobile della stretta cerchia dei suoi collaboratori: Filippo de' Portis, parente di Federico. Nicola trattò la serpe in seno nel più barbaro dei modi: lo invitò ad una cena elegante.

Serviti a tavola erano: pesce di fiume, carne di bue con zucchero e formaggio, marzapane, miele e confetture.

Piatto forte del pasto: cervella di capretto.

Al termine della serata, Nicola elogiò il banchetto commentando: 
“Alla Richinvelda, si potrebbe dire.”
Un tetro silenzio calò in sala. Gli occhi dei commensali erano tutti puntati sul patriarca.
“Non temete, Filippo de' Portis”
disse Nicola da Lussemburgo, con parole che sembrano ancora scolpite nella storia
“La vostra vita non è in pericolo. La vostra.”
A quel punto, Nicola rivelò al traditore che il cervello fritto che aveva consumato non era di semplice capretto (come per tutti gli altri commensali), bensì quello di sua madre.

Quale controprova, fece portare in sala il corpo della poveretta, con il cranio svuotato.


Questi episodi così terrificanti, non vi ricordano alcuni fatti di estrema attualità? 

Passano i secoli, la facciata del mondo muta radicalmente, ma il cuore di alcuni rimane ancora fermo ad un tenebroso e bestiale medioevo.


Fonti: storiavalvasone.blogspot.itudinecultura.it, Storia del Friuli di Pio Paschini, 101 storie sul Friuli che non ti hanno mai raccontato di Di Mariachiara Davini



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