Conversazione col MANIPOLATORE!

Chi è il manipolatore?

Chi usa tecniche di condizionamento psicologico per ottenere secondi fini. Come proteggersi? Passo uno: conoscerle.


Squilla il telefono: una centralinista voleva vendermi dell’olio.
Era l’occasione che stavo aspettando. Mi ero preparato con tanto di copione e prove di recitazione.
La missione? Costringere il manipolatore ad alzare bandiera bianca.

Ho tentato per mezz’ora di sviare il discorso, corteggiandola con passione. Inutilmente.

“Finché è in linea, c’è una possibilità” dev’essere il motto delle centraliniste.
Pareva di conversare con Cleverbot.


 “La prima spedizione è per degustare: non costa nulla!” ripeteva.

Sfruttavo ogni chance:


“Me la consegni tu personalmente?”

“È possibile disdire rapidamente senza costi aggiuntivi via telefono!” 
“Quindi mi dai il tuo numero?”

“L’azienda XXX è rinomata e riconosciuta internazionalmente”
“Adoro la tua voce soave. Ho bisogno di associarle una faccia. Ci prendiamo un caffè?”

Ho dovuto arrendermi all’evidenza: lei era Terminator, io Duffy Duck. Ho agganciato il ricevitore spezzando l’incipit della quarta ripetizione.

Siamo rimasti entrambi a bocca asciutta. Ero deluso.
Dove avevo sbagliato?


Nella preparazione, mi ero concentrato su cosa avrei detto, anziché studiare quali tecniche subdole avrebbe usato il manipolatore.
Così facendo, avevo infranto la prima regola.

Regola 1. In una conversazione con dei venditori, loro parlano e tu ascolti. Le occasioni per gli input sono rare e, se l’obiettivo è farli desistere nei loro intenti, devono essere sfruttate sapientemente.

L’occasione per una redenzione si è presentata prima delle aspettative.

Sono stato fermato in piazza da persone che volevano soldi per BLA BLA BLAvolevano soldi.
Prima di sottoporsi ad una manipolazione, è necessario ripassare le regole.
Regola 2. Bisogna avere ben chiara la propria posizione. I manipolatori girano, voltano, cambiano faccia, sono imprevedibili. Non c’è modo di fermarli, di lasciarli senza fiato. C’è una cosa che non possono fare: ribaltare capisaldi.

Caposaldo: non fornire soldi e dati sensibili a sconosciuti.
Questa è un’interazione di base, una specie di “How to: human”.

Let’s begin.

“La nostra iniziativa aiuta i bambini poveri”

(non guardarli neli ochi)


I bambini poveri sono la chiave. Tirati in ballo, sciolgono i cuori. Allora sorvolare sulle cavolate è facile:
“Abbiamo scritto la Carta Costituzionale dei Bambini: solo grazie a noi tutti i bambini del mondo hanno diritto a sorridere!”

Per sapere il tuo nome e cognome, si presentano con il loro. È un riflesso automatico: il cervello percepisce una pausa e la riempie copiando le informazioni fornite dall’altro.

"Ciao! Sono Giovanni Della Rosa. Pasciere!"
"Ehm… ciao, sono Ciuffo."

Regola 3. Attenzione: non è detto che il nome fornito dal manipolatore sia vero.


Un nome falso è più credibile se strambo. “Giovanni Della Rosa” è un nome sgamabile. “Carminiello Gioacchino Pantanali” è così inusuale che dev’essere per forza vero.
Però basta una rapida ricerca su Google per scoprire gli inganni.

Chi può dire onestamente di non aver lasciato traccia su internet? Mia madre. E basta, credo. Nel mondo.

Per ottenere la tua simpatia, cercheranno di farti credere che loro sono come te: hanno le tue stesse opinioni e ti somigliano.

Come degli spasimanti al primo appuntamento.


“Che musica ascolti?”

“K-pop”

“... ”

“... anch’io”

Temi il raggiro? Il manipolatore tira fuori The Law.
“Abbiamo il foglio dell’autorizzazione: l’iniziativa è legale.”

Balle Spaziali. Se pubblicassi su questo sito un link al torrent di Star Wars, annettendo una citazione della normativa sul copyright, sarebbe una garanzia di legittimità? Nope
“La nostra è un’organizzazione conosciuta internazionalmente.” BLA, BLA, BLA “Opera da quasi cento anni.” BLA, BLA, BLA “Fra i sostenitori c’è George Clooney.” BLA, BLA, …

Oh, ho sentito George Clooney?
Associarsi ad un nome conosciuto crea affidabilità.
Sai chi altro ha collaborato con George Clooney? Io. Controlla pure: tempo che ti renda conto dell’inganno, io e il mio blog saremo spariti dalla circolazione.

Regola 4. Fino a prova certa, qualsiasi informazione fornita dal manipolatore segue la regola di Shroediger: è sia vera che falsa. Quindi irrilevante.



“La sfiducia della gente è dovuta al fatto che le iniziative buone non fanno notizia.”

Questo è vero.
Ma è una buona motivazione per fornire dati personali a sconosciuti? Nope.

“I dati che ti chiediamo non sono sensibili: se tu hai un profilo di Facebook tutti possono ottenerli.”

Nome, cognome, data di nascita, codice fiscale, Iban: tutto quello che serve per rubare un’identità. Pessima idea metterli sulla piazza, compreso sui social-network.
Se pubblico qua sotto i dati della mia carta di credito, non significa che i dati non sono sensibili: significa che sono stupido.
PS: 3423542344234243  11/18   995 (Non rubarmeli, per favore).

“Cosa potrebbe accaderti se dessi nome e cognome a persone in strada? Che differenza c’è con il fornirli su internet?”

Probabilmente non mi succederebbe niente. Pubblico su internet da più di cinque anni e nessuno ha usato i dati a mio danno. Però: fornire dati personali è una scelta personale. Deve essere giustificata? Nope.

 “Che importanza hanno nome e cognome? Quanti omonimi esistono nel mondo?”

Tanti, sicuramente.
Due sono attivi su internet: io e un idraulico del Vajont. - A proposito: scusa, omonimo idraulico, se tolgo visibilità alla tua ditta. Un giorno ti offro da bere. -

Se privato di ogni appiglio, in caduta libera verso il baratro del fallimento, il manipolatore si comporterò secondo la sua natura più insita: accetterà il fallimento o, più probabilmente, lancerà un coltello.

Un grande ego narcisista non accetta di cadere da solo: con lui, deve cadere il mondo.

“È per colpa delle persone come te che il mondo va a rotoli.”


È una frase d’effetto, possibile apertura per molti comeback. Per esempio:
“Non mi ritengo una persona negativa e spesso tento di essere un influsso positivo sugli altri.” 

Oppure:
“Ricorri ai luoghi comuni? Non penso che il mondo stia andando a rotoli, non più del solito. Il che mi spiace, perché sono Satana.”

Regola 5: Il manipolatore gioca con l’emotività, se glielo permetti. Non permetterglielo.

A questo punto il dialogo era degradato nel trash e per quello ha già mio venditore di fiducia (The Lady). Ho preferito non rispondere e, con un sorrisetto, chiudere la conversazione.


Perché qualunque tecnica adottino, il più grande inganno del manipolatore è farti credere di aver potere. In realtà sei tu a fornirglielo, fin quando li stai ad ascoltare. (Regola 6)




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