Romeo e Giulietta a cjacaravin furlan?

È la storia d’amore per eccellenza: Romeo e Giulietta, complici in una passione impossibile, si promettono eterna fedeltà, e poi… muoiono per uno stupido equivoco. Shakespeare la scrisse tra 1592 e il 1596: il mondo, ancora oggi, se ne emoziona.

Pochi, però, sanno che la novella del Grande Bardo (titolo completo: La più Eccellente e Deplorevole Tragedia di Romeo e Giulietta) non è che un riadattamento – leggi: ‘scopiazzatura‘ – di opere antecedenti, al cui capostipite troviamo un testo italiano.

Ancora meglio: la Verona del trecento, caratteristica cornice dell’opera, è un misero segnaposto per la vera ambientazioneUdine.

Incredibile? Le prove sono schiaccianti.



Risalendo di traduzione in traduzione, come un fiume in piena di rivisitazioni, citazioni, e riedizioni, si arriva finalmente alla sorgente: Historia Nuovamente Ritrovata di Due Nobili Amanti è il titolo di un’opera che precede Romeo e Giulietta di ben settant’anni, eppure ne è fedele matrice della trama. Punto per punto.

L’autore originario era nato a Vicenza, un giovane e sfortunato ufficiale che rispondeva al nome di Luigi da Porto. In ambito letterario, suonerà ben pochi campanelli; non a caso: fedele alla Serenissima, Luigi, più che uno scrittore, era un militare. Combatteva a Cividale, a fianco del più celebre zio Antonio Savorgnan.

La sua versione di Romeo e Giulietta è in realtà un’autobiografia.
All’epoca, il Friuli era conteso fra due potenze: la Serenissima Repubblica e l’Impero Asburgico. La lotta infuriava violenta e c’era poco spazio per baldorie. Così, all’occasione, gerarchi e signori di Udine si dilettavano in lussuriose feste mascherate presso la grande dimora dei Savorgnan (all’epoca occupava l’attuale piazza Venerio).

Proprio in uno di questi party, il 26 febbraio 1511, Luigi fece conoscenza di Lucina. Lui era un giovane puledro amoroso, lei una virginale quindicenne: si sfiorarono la mano, e cinque minuti dopo si promisero eterno amore.
Bei tempi.

Il giorno successivo, a Udine scoppiava una rivolta popolare: la "Crudêl Joibe Grasse". I Savorgnan scovarono e massacrarono i rivali politici e Luigi fu richiamato al dovere. Ma fra uno sbudellamento e l’altro, il suo cuore era tutto per Lucina.

Il colpo di fulmine aveva profondamente cambiato Luigi: avvisati i parenti e ufficializzato il fidanzamento, era pronto ad abbandonare l’azione per dedicarsi alla vita matrimoniale.

Purtroppo la sorte non era di questo avviso.

L’11 agosto 1511 gli austriaci attaccarono sul Natisone e Luigi fu costretto a rispondere alla chiamata. Me lo immagino in divisa, con la sciaboletta d’ordinanza, mentre canticchiava anacronisticamente Happy Together dei The Turtles.



Lucina lo aspettava a casa, impegnata nei preparativi del matrimonio.

Il giorno dell’assalto, Luigi fu gravemente ferito al collo da una lancia e le pronte cure servirono a ben poco: il suo lato sinistro era completamente paralizzato. Rimase infermo per il resto della sua vita. Decise quindi di ritirarsi nella villa di Montorso Vicentino, in convalescenza.


Dopo qualche tempo, ricevette una terribile notizia: Lucina aveva sfiorato la mano di Francesco, suo cugino. Le nozze erano già fissate.


Luigi ne rimase devastato. Il suo grande amore era irrimediabilmente perduto.


C’era un solo modo per liberarsi del dolore: buttarlo su carta! In una tempesta frenetica, Luigi scaricò la propria disperazione, imperlando i fogli di lacrime.

Il romanzo parve nascere da solo.

L’ambientazione? Una caratteristica Verona del 1300, sotto la guida di Bartolomeo della Scala. I protagonisti? Luigi e Luci… no, meglio pseudonimi: Romeo e Giulietta. Le famiglie? Montecchi, come Castel Montecchio che Luigi vedeva dalla sua finestra, e Cappelletti (Capuleti), come la famiglia condannata nel purgatorio dantesco. Tutti gli elementi erano già presenti: l’incontro fortuito, le rivalità delle famiglie,  l’intervento del prete, la tragica conclusione.

Nacque Historia Nuovamente Ritrovata di Due Nobili Amanti, e vi invito a leggerlo: è Romeo e Giulietta ‘spudât‘.

Per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, diciamo questo: ciò che rese famosa l’opera di Shakespeare, a differenza delle versioni e traduzioni circolanti all’epoca, fu la sua prosa.

Una prosa che, in effetti, il povero Luigi da Porto non possedeva.




Continua sul mio canale YouTube (qui)!


Potrebbero interessarti:

---> Bertrando: al collo la croce, in mano la spada

--> Un’auto-aereoplano solca i cieli di Udine?

-> Conversazione col MANIPOLATORE!