I giovani sono fregati. Ma è poi vero?

Immagina questa situazione: scuola, una classe stracolma. L’insegnante scrive alla lavagna:
chok, 
strush, 
chok, 
strush,
lettera per lettera.
Oggi si fa un tema: “Giovani e il futuro: desideri, progetti e speranze”.
Consegna facile, no?



Giovani e il futuro. Praticamente si scrive da solo.

“La crisi iniziata nel 2008 si manifesta ora nella sua vera natura: un cancro maligno e vorace. Si è prima divorata le speranze, poi i progetti e i desideri. Infine, è toccato al futuro. Finite le superiori, chi può permetterselo va l’università, e per tre anni vive con sedere all’asciutto. Gli altri? A casa. I giovani sono fregati.”
Ma lo sono davvero?

Bastano due click su internet a darmi torto: le opportunità per i giovani ci sono. Vuoi rimanere a casuccia? Corsi, stage, anche pagati, attività di volontariato, fioccano ovunque. Vuoi andare all’estero? erasmus, “alla pari”… c’è fame di risalita economica, e un posto, per chi si rimbocca le maniche, c’è sempre.

Un posto meno comodo di un tempo, sicuro, ma c’è.

Perché continuo a sentirmi fregato, allora? Chi ci ha fregato?
Voglio indagare.

Entro su Facebook, e vedo che Petra, una mia compagna del liceo, ora produce e vende miele artigianale.

Wow. Petra ha 23 anni, e ha frequentato un liceo artistico, come me. Le ho chiesto da dove l’è venuta l’idea.

Intuizione e coincidenze”, mi risponde. “Ero nel Tao.”
Google mi dice che il Tao è un concetto cinese, “La forza che scorre ogni dove”, a volte tradotto come “Il sentiero”. Petra ha sentito l’impulso di dedicarsi ad una attività, di agire, e ha risposto a questo impulso.

Il miele non è la sua principale fonte di remunerazione: lavora in un albergo. Preferisco non chiederle informazioni sul suo contratto o sullo stipendio, però so che svolge questa professione da anni. Le ho chiesto come si trova:
“Non mi trovo bene, pulisco cessi. Ma per ora ho questo e onoro il mio lavoro perché mi permette di mantenermi.”
“Non sono in forma, per cui non posso attirare di meglio.”
Petra, per come la conosco, è una persona pragmatica nella quotidianità, ma molto spirituale.
Allora, le porgo la fatidica domanda: quali sono i tuoi desideri, le tue ambizioni per il futuro?
“Non ho ambizioni orizzontali. Vorrei solo un amaca e dormire.”
A Giugno 2016, il sito dell’Istat stima i disoccupati come 11,6% della popolazione, con 0,5% di posti vacanti. In questi 11,6%, bisogna tenere in considerazione anche i lavoratori “non ufficiali”, ovvero a nero. Sono dati lontani dalle visioni catastrofiche che distribuiscono i giornali.

Ho deciso di proseguire la mia indagine.

Elena ha 26 anni. Ha viaggiato e abitato all’estero, parla 3 lingue. E’ alle porte di una laurea magistrale in illustrazione. Le ho chiesto come si vede fra dieci anni. Mi ha risposto:
“Mi vedo con un solido equilibrio interiore, con un lavoro stimolante, che mi porta ad essere a contatto con persone di diverse culture. Se non una relazione stabile, mi piacerebbe comunque avere un’appagante vita affettiva.”
Elena è molto informata sui bandi e finanziamenti europei e sta lanciando il portfolio all’estero, nell’attesa che qualche studio grafico si agganci all’amo. E’ fiduciosa nelle proprie capacità, e seppur si porti dietro qualche incertezza, è pronta ad afferrare ogni opportunità le capiti a tiro.

Non tutti però guardano al futuro come un’orizzonte limpido.

Giulia ha 23 anni e studia per diventare infermiera. Abbiamo frequentato insieme l’asilo, elementari e medie. E’ da un po’ che non la sento, oggi le ho scritto un messaggio. Le ho chiesto se si sente le chiavi del futuro in tasca.
“Il futuro mi spaventa molto, le chiavi mi sono cadute per terra J Fra dieci anni, mi immagino con una famiglia, due bimbi e un lavoro più o meno stabile. Vorrei lavorare in ospedale e riuscire ad rimanere in forma.”
Sono uscito al cinema con Eric, che frequenta il mio stesso corso, e Fabio ed Elisa, studenti universitari e coppia. Poco prima che iniziasse il film, di punto in bianco ho chiesto se hanno progetti per il futuro.

Elisa mi ha detto che non pensa al futuro, che preferisce occuparsi dell’immediato, fare un passo alla volta, affrontare e superare gli ostacoli che ha già davanti. Ho chiesto dove si vedono tra dieci anni e mi hanno risposto scherzosamente che si vedono ancora all’università, a cercare di passare gli ultimi esami.
Ho chiesto se si vedono sposati con figli (mordendomi la lingua, perché rischiavo di lanciare il seme della zizzania) e mi hanno risposto:
“Sì, ma con molti litigi. Sai, a me piacciono i gatti, a lei i cani.”
Eric, fra dieci anni, si immagina sposato, e già da un po’ di tempo, con figli, uno stabile posto di lavoro da infermiere. Sereno. Magari anche all’estero.

E chi ci vive all’estero, invece, cosa pensa?

Ho mangiato un gelato con Giulia (un’altra), Veronica e Federica. È un’occasione speciale, perché Giulia e Veronica lavorano a Londra da… anni, ormai. E sono anni che non le vedo. Sono riservate, ma mi sembrano contente. Aspirano sempre a qualcosa di migliore, certo, ma sono anche conscie dei passi avanti fatti finora, e hanno buone prospettive per il futuro. Non hanno proseguito gli studi artistici del liceo ma… non li hanno nemmeno messi da parte.

A Federica invece non interessa un lavoro stabile, o una famiglia. No, Federica vuole un uomo forte che la domini. No, scherzo, non è quello che mi ha detto.
(Non picchiarmi, Federica!)
Infine, Giulia (ancora un’altra) è laureata in Conservazione beni culturali e non l’è bastata: ha continuato gli studi e accumulato riconoscimenti. È mia cugina. Non è un campo in cui è facile lavorare, il suo, però ha comunque trovato posto in una prestigiosa mostra stagionale.
“Il futuro non mi spaventa, nè ho le chiavi in tasca. Cerco di non prenderlo troppo sul serio e di vivere il presente perchè, ad essere sinceri, non pare molto roseo. Però dobbiamo giocarci le carte che ci sono toccate in sorte, con la giusta dose di leggerezza per mantenere la serenità. Tra dieci anni, mi vedo realizzata nel lavoro (spero) e con una famiglia che mi sostiene.”
Riallacciando i contatti con queste persone, ho capito che le speranze non sono cancellate e i desideri non sono defunti. Ognuno ha un’idea, un po’ di creatività, un progetto per il futuro.

I giovani non sono fregati, si sentono fregati. E’ come se ci fosse un ombrello sopra la testa di ognuno che impedisce di vedere il sole, anche di parlarne. Però c’è, splende meno di tempo, ma ancora splende.

Le possibilità ci sono, c’è la volontà.

Paura di non farcela, certo. Paura di fallire.

Ma quella ce l’abbiamo tutti.

No, i giovani non sono fregati.