Trabocchetti dell'Esame di Tirocinio 😳

Ho da poco dato l’esame di tirocinio.
Ho raccolto i trabocchetti che ho scovato in prima persona e quelli che mi hanno raccontato.



1.

Questo è un trabocchetto che mi ha raccontato mia sorella, infermiera.
L’hanno fatta entrare in una stanza con dei manichini.
Per terra c’era un bacinella con dell’acqua.
Le hanno detto: esegui un pediluvio. Già come ordine suona un po’ strano… perché, sì, dai, lavare un paio di piedi… lo faccio ogni giorno, che esame è?
Se non che, portata la bacinella ai piedi del letto, le hanno detto che l’esame era finito.
Come finito? Sì, la valutazione era su come si era abbassata per prendere la bacinella, ovvero: movimentazione manuale dei carichi.

2.

Se ti chiedono di somministrare la terapia, non dare per scontato che il farmaco sia presente nel carrello. Per esempio: a me è capitato che il farmaco ci fosse, ma in un dosaggio sbagliato. Potrebbe capitarti magari di trovare una prescrizione di gocce, ma nel carrello ci sono le pastiglie. Oppure: il farmaco nel carrello è scaduto. Il nome sulla prescrizione e quello sul braccialetto non corrispondono. Ancora: se ti chiedono somministrazione a paziente disfagico, oppure tramite sondino naso-gastrico, devi stare attento che la pastiglia sia frantumabile!
Alla fine, in ognuno di questi casi, la soluzione è unica: confronta attentamente prescrizione e farmaco. Avrai 8-10 minuti per farlo, puoi guardare 20 volte. Fallo.

3.

Potrebbero chiederti di eseguire una procedura su paziente e nella check-list che usano per valutarti c’è anche la voce: postura. Ovvero: bisogna alzare il letto e non inchinarsi. Questo per mantenere la funzionalità della schiena… il più anni possibile. Il problema è che abbassare i letti, su e giù, è un po’ una rottura e spesso non c’è il tempo. (SCENETTA: c’è un emergenza! MA prima: uso un telecomando invisibile per alzare il letto, e ci mette un sacco di tempo). Per evitare questo genere di situazione, c’è la buona vecchia posizione MAPU, ovvero: portare il bacino in avanti e piegare le ginocchia. Così. Questo salva tempo e schiena. E anche l’esame.

4.

Se ti presentano un caso clinico e devi individuare le diagnosi infermieristiche preparati a trovare… qualcosa che non quadra.
Un elemento fuori posto. Per esempio: nel mio esame c’era un paziente immobilizzato a letto, che non faceva la cacca da una settimana. Mi chiedevano di individuare il problema principale e quattro sintomi correlati. Ho letto il caso, e la risposta mi è sembrava ovvia: diagnosi di eliminazione inefficacie, sospetto di fecalomi, perché presentava un’occasionale scarica di modeste feci liquide.
Poi leggo: misurazione tramite ossimetro rivela che… la paziente satura 85% in aria ambiente.
Oh! Wow. Beh, questa cambia tutto! La saturazione è un parametro vitale e dovrebbe aggirarsi fra i 95% e 100% (anche se poi in ospedale si vedono anche degli 89%). Una saturazione di 85% è… un grosso problema, molto più preoccupante del non andare di corpo da una settimana. Quindi: diagnosi infermieristica di alterazione degli scambi gassosi. Se non che… la consegna diceva di trovare quattro sintomi. E quattro sintomi, per questa seconda diagnosi, non c’erano. Quindi sono tornato alla diagnosi sulla cacca.
D’altronde, il caso clinico non precisava se la paziente portasse già maschera o occhialini.
Succo del discorso? Occhi aperti per il trucco, e leggi attentamente la consegna. Spesso, la risposta è contenuta nella domanda.

5.

Prova relazionale.
Qui, il trabocchetto di solito è: paziente non collaborante. Potrebbe capitarti un attore piagnucolone, evidentemente bugiardo, che non risponde alle tue domande, che tenta di metterti in un vicolo cieco
Il trucco è tenere a mente che non esiste nessun vicolo cieco. Siamo studenti di infermieristica, nessuno si aspetta che in dieci minuti i risolviamo i problemi fittizi e stereotipati che degli attori, spesso più emozionati di noi, ci recitano davanti. Copri i silenzi, ripeti l’ultima frase dell’attore mettendoci un punto di domanda alla fine. Giustifica le sue emozioni (“è comprensibile sentirsi abbattuti nella sua situazione, però deve tenere a mente che il suo obiettivo è guarire e la guarigione passa anche attraverso la forza di volontà…”

E se mai mi capiterà che qualcuno mi rifili questa frase nella vita reale si beccherà un bel:
“Ok, ma prima te ne vai a fare in…”
Il problema di questa parte d’esame è che sei valutato, ad un certo livello, anche sulla sicurezza con cui ti poni. Io per esempio, mi sforzo di tenere una postura aperta e accogliente, gambe divaricate, composto ma non rigido, guardo l’attore fisso negli occhi e annuisco, anche se dentro la mia testa c’è un:
"OMMIODDIO COSA DEVO DIRE DOPOOOOOO!?"

6.

Non cedere al terrorismo. Non so come sia nella tua facoltà, ma nella mia presentano l’esame di tirocinio come un mostro bavoso con i canini affilati.

“L’esame di tirocinio è l’esame più importante dell’anno.” 
“Ma… non ho sentito dire lo stesso di ogni materia?” 
“Inizia a studiare già adesso!” 
“Sei mesi prima? E le altre materie, quando le studio? In tirocinio?” 
“Non si studia in tirocinio, perché toglie mente e tempo alla pratica.” 
“Ma… sto avendo una conversazione con una persona o con cleverbot?”

Odio l’allarmismo. L’esame di tirocinio deve essere preparato, un po’ come tutti gli esami.
Non lo passi? Lo dai la volta dopo, non c’è dramma.

E tu? Hai già dato l’esame? Quali sono i trabocchetti che hai scovato? Hai dei consigli da dare? Condividili qua sotto, con tutti, e abbattiamo questo mostro di gommapiuma che è l’esame di tirocinio!